viernes, 17 de febrero de 2017

La Repubblica Argentina. Annuario dell’Emigrante Italiano, de Edoardo Spiotti (1906)




«NOTA BENE

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Questo “Manuale dell’Emigrante Italiano” non è altra cosa che il “Vade-Mecum” che vide la luce in coda al 1.° volume di La Repubblica Argentina Annuario dell’Emigrante Italiano – Anno I, 1905.
Ha mutato nome per adottare un titolo più comune, più usuale, sebbene esso non dica più esattamente e meglio dell’altro l’uso al quale le seguenti pagine devono o dovrebbero servire.
Questo “Manuale” non pretende d’insegnare il modo come si emigra alla Repubblica Argentina, ma si riserba il modesto compito di ennumerare, per sommi capi, tutti quei suggerimenti che possono riuscire opportuni, utili e fino a un certo punto necessarii a tutti coloro che vogliono emigrare e scelgono l’Argentina per punto d’arrivo; norme, consigli, suggerimenti che sono addiventati il patrimonio di tutti coloro che attraversarono l’oceano per mettere piede in terra straniera e, ciò non pertanto, restano ancora un’incognita per moltissima gente, mentre possono servire a risparmiare disinganni, ad alleviare dolori, ad attenuare miserie.
Ha cambiato di posto, perchè è bene che questo “Manuale dell’Emigrante”, pur essendo parte integrante del volume La Repubblica Argentina Annuario dell’Emigrante Italiano” – Anno II, 1906 – addiventi una cosa a sè, rappresenti un libro nel libro. In questo modo crediamo accontentare tutti i gusti ed eliminare ogni difficoltà.

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Quest’anno, più che negli altri, in particular modo per la mostra di Milano, moltissimi saranno coloro i quali si scervelleranno per dare alle stampa precetti e regolamenti per gli emigranti italiani che si dirihono alla Repubblica Argentina, sicuri, in cuor loro, di avere scoperta la pietra filosofale che placa le furie dell’oceano, debella le ire del mal di mare, ingentilisce la ingordigia degli armatori, illumina l’ignoranza e la buona fede di tanti poveri braccianti, preparando alle turbe italiche quell’Eldorado che invano affannosamente cercarono gli avventurieri spagnuoli.
Questo “Manuale” non appartiene a tale schiera.
Se è vero, come affermava il Guerrazzi, che l’esperienza non scrive nulla nel cuore dell’uomo, è eziandio certo che essa lascia un’orma incancellabile nel seno delle generazioni; diversamente non si spiegherebbero le modificazioni , le trasformazioni, i miglioramenti che, attraverso gli anni, si succedono, suggerendo confronti e destando la meraviglia. Quanta differenza tra l’emigrante del secolo scorso e quello di questo inizio di secolo!
Lasciamo da parte tutte le regolamentazioni, tutta la congerie di leggi e decreti che si studiano di sistemare l’emigrazione come un servizio pubblico; la trasformazione, le modificazioni, i miglioramenti si sono prodotti, si manifestano, si valutano nella psicologia delle masse che, spinte da nuovi desiderii e da più vive speranze, si decidono a lasciare la propria patria per correre verso nuove terre. Il fatto stesso della emigrazione temporanea che, da un decennio a questa parte, si va allargando in maniera sorprendente, prova la verità del nostro asserto. Ora andate ad insegnare a tutti quei contadini il modo di viaggiare, parlate loro degl’inganni che debbono schivare, delle malizie che debbono mettere in opera e vi sentirete rispondere cose che susciteranno lo stupore di molti sapienti nostrani, che non hanno ancora appresa su per i libri tutta la geografia che quei contadini hanno imparato viaggiando.
Quindi le formule sono inutili; i trattatisti che si danno l’aria di specialisti indispensabili, debbono ascoltare molte cose dalle bocche ingenue di quegl’ignoranti che, come le rondini, partono in frotta dai loro paesi in autunno e vi ritornano d’estate, facendo un via-vai tra i campi italici e le pampe argentine, quando biondeggiano di spighe e verdeggiano di viti cariche di pingui grappoli.

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In questo “Manuale” dunque ricordiamo e coordiniamo, per quello che le nostre forze permettono, ciò che tutti sanno. Perciò questo “Manuale” è più voluminoso del “Vade-Mecum”, e, di anno in anno, per registrare quanto l’esperienza delle moltitudine ci verrà insegnando, con i reclami, con i lamenti, con le proteste, andrà sempre più aumentando di mole.
Perciò questo “Manuale” non è un ricettario, non contiene formule, ma ripete i consigli delle generazioni che hanno attraversato l’oceano per recarsi a dissodare i campi del Plata, per andare a fondare nuove città, per faticare ad aprire nuove vie, concorrendo alla vivificazione di un popolo, contribuendo largamente alla formazione di una nuova nazionalità.
Nessuna pagina di questo libro è stata scritta di maniera, o seguendo gl’impeti della improvvisazione, perchè tutte le materie trattate, tutti i consigli raggruppati nei volumi di Repubblica Argentina Annuario dell’Emigrante Italiano ­– rispecchiano studii serenamente compiuti, vita variamente vissuta, leggi fedelmente trascritte; perchè lo scopo di questi volumi è quello di concorrere, con tutto l’entusiasmo, a rendere sempre più igieniche le correnti migratorie che, dall’Italia, si spingono al Plata. Giacchè le leggi, di per loro stesse insufficienti, abbracciano appena una meschinissima parte, il viaggio dell’emigrante, ma se poi esso è vinto nella lotta per la vita che deve combattere in paese straniero, viene abbandonato alla carità di patronati che, o non posseggono i mezzi per esplicare convenientemente la loro azione, o, se li hanno, si studiano di conservarli e aumentarli per opere filantropiche di là da venire; di modo che, al povero emigrato succede come a quei soldati, ai quali si dà ogni facilitazione perchè vadano alla guerra e non li si soccorre quando restano mutilati in una battaglia.
Tutte le guerre, sommate assieme, non hanno fatto tante vittime quanto l’emigrazione. Studiare questo fenomeno così complesso guardando i dettagli e trascurando l’assieme, è lo stesso che preoccuparsi della febbre che affligge un ammalato, senza darsi conto della causa che la produce.
Per questo appunto noi chiediamo al pubblico tutto il concorso che esso può dare, allo scopo di migliorare questo “Manuale dell’Emigrante”. Il pubblico che emigra, che sta per emigrare, il pubblico che osserva, che ama, che ha palpiti e si preoccupa della sorte di tanta povera gente che abbandona la patria, può, meglio degli altri, dare a noi suggerimenti e consigli, perchè, migliorando l’opera nostra, essa, dalle pagine di questo libro, s’irradii sui nostri fratelli che scelgono l’Argentina per la realizzazione di nuove speranze.»

Edoardo Spiotti, La Repubblica Argentina. Annuario dell’Emigrante Italiano. Anno II – 1906. Genova: Stabilimento della Soc. An. Industrie Grafiche ed Affini già Fratelli Armanino, 1906.


viernes, 10 de febrero de 2017

Amara terra mia, por Domenico Modugno (1973)




Sole alla valle, sole alla collina,
per le campagne non c’è più nessuno.
Addio, addio amore, io vado via,
amara terra mia, amara e bella.

Cieli infiniti e volti come pietra,
mani incallite ormai senza speranza.
Addio, addio amore, io vado via,
amara terra mia, amara e bella.

Tra gli uliveti è nata già la luna
un bimbo piange, allatta un seno magro.
Addio, addio amore, io vado via,
amara terra mia, amara e bella.


“Amara terra mia” (1973), por Domenico Modugno.
Texto de Enrica Bonaccorti y Domenico Modugno. Música de Giovanna Marini (para "Cade l'oliva") con arreglos de Modugno.

miércoles, 8 de febrero de 2017

L'Argentina. Ricordi e letture, del Conte Angelo De Gubernatis (1898)




«ALLE LORO ECCELLENZE

IL DOTTOR AMANCIO ALCORTA
Ministro degli Affari Esteri

E IL COLONELLO ENRIQUE MORENO
Ministro dell’Argentina a Roma


Illustri Signori,

Uno di voi mi accompagnò con larghe commendatizie nel mio viaggio all’Argentina; l’altro mi accolse, con una provvida e generosa liberalità, appena io posi il piede a Buenos Aires. Per la vostra preziosa assistenza, io ho potuto compiere felicemente il mio viaggio, e dirne ora qualche cosa, come ne sento, a’ miei concittadini, con la fiducia che la voce sincera d’un viaggiatore italiano, che non ha tanto voluto godersi il vostro paese, quanto sentirne la vita, comprenderne il carattere ed i bisogni, indovinarne i desiderii, e ridire con parola semplice e schietta, ma calda, ciò che egli ha veduto, sia pure con molta fretta, ma con gli occhi bene aperti, e con la più onesta e legittima delle curiosità che un Italiano debba avere nell’Argentina, possa giovare a stringere le nostre due patrie. Ciò che vidi mi destò grande ammirazione e mi fece concepire alte speranze per il vostro paese, di cui voi servite così nobilmente gl’interessi, nelle sue relazioni internazionali. L’Italia e l’Argentina possono rendersi scambievolmente grandi servigi; basta che non si sviino l’una dall’altra, che non si perdano di vista, che non trascurino; i nostri interessi sono comuni; la vostra grandezza sarà la nostra; una parte del vostro benessere ridonderà pure a noi. Voi avete spazio che a noi manca; noi abbiamo braccia che mancano a voi; voi potete mettere nelle mani de’ lavoratori italiani una leva potente ai vostri interessi ed ai nostri. Bisogna dunque che la reciprocità de’ buoni rapporti sia continua. Io sono stato felice di trovar sempre i vostri alti pensieri conformi all’ideale che io mi sono fatto degli uffici che può prestare l’Italia in servizio della vostra patria, così fiduciosa, così accogliente, così disposta ad aprirci il suo latgo seno fecondo.
Tra voi due poi è stato un uomo egregio, che, per trovarsi ora lontano da Buenos Aires, chiamato a prestar l’opera sua intelligente e patriottica in altro stato americano, io non posso e non voglio qui dimenticare. Il Conte Pietro Antonelli nostro ministro nell’Argentina, a pena si persuase della bontà della missione pacifica e civile che m’ero imposta col mio viaggio, non mi lasciò più solo nel mio soggiorno in Buenos Aires, e secondò, con ogni suo potere, i miei intendimenti che gli erano parsi atti ad agevolare fra i nostri due paese un’alleanza più cosciente e più vivace. Lasciatemi dunque che, nell’offrirvi in debito omaggio, questi riconoscenti miei ricordi argentini, io accompagnai col vostro nome onorando, anche il suo che non disdice.
Quanto più faremo tutti per rendere meno straniere l’una all’altra l’Italia e l’Argentina, di maniera che venendo voi, Argentini, in Italia possiate quasi illudervi che essa sia una prosecuzione luminosa dell’Argentina, e venendo noi nell’Argentina possiamo immaginarci che continuiamo a trovarci in un’Italia allargata e più ricca, tanto più noi avremo ben servito il nostro proprio paese.
Ma è necessario che la stampa italiana e l’argentina diano lume insieme ai rispettivi governi, affinchè si tolgano, nelle nostre rispettive legislazioni, tutti quegli impedimenti che possano impedire i nostri viaggi, i nostri rapporti, i nostri commerci. Il libro che vi offro non ha la pretesa di risolvere alcuna questione; ma ho fiducia che gli Italiani i quali lo leggeranno aquisteranno un’opinione più alta del valore dell’Argentina; e nutro speranza che gli Argentini non isgradiranno le mie parole, le quali per esser quelle di un invitto idealista, non possono giungere discare in un paese ove uomini come il Sarmiento, hanno, seminando idee feconde, generato una nazione che promette di salire a molta grandezza.
Dio accolga il mio vivo augurio, e conservi alla patria argentina tutti que’ figli che la servono nobilmente al pari di voi.

Il vostro grato e riverente

ANGELO DE GUBERNATIS»


Conte Angelo De Gubernatis. L’Argentina. Ricordi e letture. Firenze: Bernardo Seeber Libraio – Editore, 1989.



martes, 31 de enero de 2017

Dagli Appennini alle Ande, diretto da Luigi Comencini (1984)



“Dagli Apennini alle Ande”. Dalla terza puntata di “Cuore”, sceneggiato RAI del 1984 diretto da Luigi Comencini. Ispirato al racconto mensile di maggio nel romanzo originale di Edmondo de Amicis. Prima messa in onda: giovedì 18.10.1984.

Dagli Appennini alle Ande, film di Flavio Calzavara (1943)










Manual del Inmigrante en la República Argentina, de M. A. Pelliza (1888)




«La Constitución y las leyes respecto á la inmigración y las colonias
El artículo 25 de la Constitución establece que el Gobierno Federal fomentará la inmigración europea; y no podrá restringir, limitar, ni gravar con impuesto alguno la entrada en el territorio Argentino, de los extranjeros que traigan por objeto labrar la tierra, mejorar las industrias é introducir y enseñar las ciencias y las artes.
La ley de inmigración y colonización de 1876, tuvo por objeto regularizar las oficinas respectivas, dándoles atribuciones propias y los medios de cumplir el precepto constitucional en órden á la seguridad y conveniencia de los inmigrantes que, por su espontánea voluntad, quisieran dirigirse á la República Argentina. En este sentido no solo ha creado la Comisaria General que funciona en Buenos Aires, sinó que ha establecido Comisiones dependientes de ésta que prestan sus servicios en las ciudades y villas de las catorce provincias argentinas y en los territorios nacionales.
Las Comisiones de Inmigración tienen á su cargo, no solo cuanto se relaciona con el recibo, alojamiento y colocacion de los inmigrantes, sinó que deben hacer propaganda en sus territorios demostrando las conveniencias que ofrezcan para la inmigración, tanto en las industrias existentes como las que pudieran crearse en las localidades de su dependencia.
En la Comisaria General de la Capital, lo mismo que en las principales dependencias de ésta en las Provincias, existe una oficina de trabajo con el objeto de facilitar á los inmigrantes pronto y ventajoso acomodo, atendiendo á los pedidos que se les dirija de profesores, artesanos, jornaleros ó labradores; procurando condiciones ventajosas para la colocación de los inmigrantes y cuidando de que ésta se haga al lado de personas honorables.
En los puntos donde no haya Oficina de Trabajo, corresponde á las Comisiones de Inmigracion desempeñar estas formalidades, para que los inmigrantes no sean perjudicados en sus contratos.
Por esta solicitud paternal del Gobierno y el cuidado que tiene la Comisaria General de distribuir la inmigración donde sea mejor remunerado su trabajo, todos los inmigrantes que llegan al país obtienen al momento buenos destinos proporcionados á sus aptitudes, y no están un solo dia sin ganar sueldo, especialmente los agricultores.
[…]


Colocacion de las economías del inmigrante
Como en la República Argentna se gana bastante dinero, y es punto importante saber el destino que ha de dársele cuando estas ganancias no se producen en el comercio, en cuyo caso cada comerciante sabe el giro que ha de dar á sus capitales, diremos: que tanto los artesano como los jornaleros tienen modos diversos, lo mismo que los agricultores y peones, para poner sus economias á interés con la mayor seguridad.
En la capital y en las provincias principales existen oficinas del Banco Nacional que reciben al premio de cinco y seis por ciento al año, los ahorros y pequeñas sumas de los obreros.
Además del Banco Nacional y sucursales de éste, en la provincia de Buenos Aires está el Banco Provincial con sus sucursales tambien en los pueblos más importantes de aquella jurisdiccion.
En la ciudad de Buenos Aires son numerosos los establecimientos bancarios que reciben á interés el dinero en pequeñas cuotas; asi es que cada inmigrante puede elegir el Banco de su nacionalidad si no prefiere los del pais, pues hay dos Bancos ingleses, dos italianos, uno alemán, uno francés, uno español y el gran Banco de Carabassa que toman dinero á premio y dan giros y cartas de crédito para todos los pueblos de Europa, pagaderos á la vista por cualquier cantidad por pequeña ó elevada que sea. De este modo los que tienen sus familias en su tierra pueden hacerles llegar las sumas que quieran enviarles, con la mayor seguridad.
Antes de pensar un extrangero pobre en adquirir propiedades, que es la mejor colocacion  que en definitiva encuentra el dinero en este país de progreso, por el aumento constante de valor que obtienen los bienes raices, debe tratar de que sus economias le produzcan la mayor renta posible. En este sentido pueden emplear su plata en cédulas hipotecarias, que son titulos de renta garantidos por los Gobiernos y por los bienes particulares afectados por la hipoteca. Las cédulas se cotizan siempre con un descuento de quince á veinte por ciento en las que tienen de interés anual el ocho por ciento, lo que hace que el interés se eleve para el comprador de las cédulas al diez por ciento. Estas cédulas se amortizan por sorteo y el que tiene una cédula de mil pesos que la ha costado ochocientos, si sale sorteada recibe integros los mil, pudiendo reponer su cédula otra vez y quedarse con doscientos pesos de utilidad que respecto al capital empleado es el veinte y cinco por ciento de beneficio.
Los intereses de las cédulas se cobran al vencimiento justo de cada trimestre, y tanto los cupones que fijan la renta como los títulos son trasmitibles sin necesidad de endoso.
De estas cédulas hipotecarias las hay nacionales y provinciales de Buenos Aires; unas y otras están perfectamente garantidas, y el jornalero como el artesano y el agricultor pueden poner sin peligro sus ahorros en estos títulos comprándolos mensualmente si quieren, pues, hay cédulas desde cincuenta pesos ó sean doscientos francos hasta mil pesos ó sean cinco mil francos, y como son papeles cotizables en la Bolsa de Comercio de la Capital nadie puede ser engañado en los precios, porque los diarios anuncian mañana y tarde el valor de los títulos negociados en el dia. Sirven tambien las cédulas para garantir préstamos en dinero y en cualquier momento se venden.
Podria señalarse otros medios de colocar el dinero, quizá con mayores ventajas, pero no lo hacemos sino de aquellos muy seguros y que en ningun caso puede comprometerse ó perderse en perjuicio del inmigrante.


Oficinas de información
No corresponde á esta publicacion hablar de los beneficios que producen en la República las expediciones comerciales y lo mucho que se gana en el comercio de importacion y exportacion, al extremo de levantarse en pocos años fortunas colosales que llegan á varios millones de farncos. En este punto remitimos á los fabricantes y capitalistas europeos á la consulta de los Agentes de Informacion que sostiene el Gobierno Argentino en las principales ciudades del viejo y nuevo continente cuyas direcciones apuntamos mas adelante.
Fuera de estas oficinas creadas con el objeto de dar á conocer en el exterior los progresos de la República, sus industrias florecientes y la facilidad de proporcionar á los capitales extranjeros un empleo ventajoso, hay Cónsules Argentinos en todas las ciudades y puertos de alguna importancia, donde los comerciantes como los profesores, artesanos, agricultores y simples jornaleros pueden tomar informes respecto del pais y las seguridades que ofrece á toda clase de personas.
Los que tengan algún capital y lo introduzcan con ellos pueden estar convencidos de que ya sea en los Bancos ó en títulos de renta, obtendrán un beneficio mayor que el que podrian conseguir en Europa; esto es si no prefieren especular con su dinero entrando en empresas mas lucrativas como son la compra de casas, tierras para la agricultura, campos para la cria de ganados ó fundación de nuevas industrias ó explotacion de las muchas muy lucrativas ya establecidas en el país.»


M. A. Pelliza, Manual del inmigrante en la República Argentina. Publicación oficial. Buenos Aires: Imprenta del Courier de La Plata, 1888.

viernes, 27 de enero de 2017

La emigrazione italiana nella Repubblica Argentina, de Giovanni Graziani (1905)




«PREFAZIONE


Dell’Argentina e dell’emigrazione italiana nell’Argentina quanti non hanno parlato e scritto? Abbia il cortese lettore la bontà di gettare l’occhio su alcune delle numerose note bibliografiche che fanno seguito al mio testo, e potrà constatare come l’argomeno anzidetti sia stato trattato da numerosi scrittori ben superiori di me per profondità di erudizione e per forza d’ingegno.
Fu dunque audacia la mia di scegliere per le mie investigazioni di studioso un campo così esplorato dai geografi e dagli economisti?
Ognuno avrebbe il diritto di crederlo qualora io non sentissi il bisogno di dichiarare anzitutto, che un sincero sentimento d’amor patrio mi spinse ad opera così ardua e difficile, perché fine supremo del mio lavoro fu per me, quello di scuotere dall’accidia atavica i miei concittadini, col rammentare a quanti sentono pietà di patria e fierezza di uomini liberi e civili, che in lontane terre, perduti non si sa quando, non si sa come, trascinano una vita derelitta centinaia di migliaia di fratelli, scacciati dalla miseria dal suolo natío, spinti lontano da fallaci lusinghe di guadagni e, ciò che più addolora, raggiunti continuamente da migliaia di insensati che senza idee, senza propositi, senza meta, muovono verso lidi ad essi del tutto sconosciuti, attratti unicamente dalla seduzione dell’ignoto, abbarbagliati dalla speranza radiosa della ricchezza.
Io non presumo di rivelare niente di nuovo, chè, ancora tre anni or sono, un egregio italiano, Luigi Barzini, a cui io molto debbo del mio lavoro modesto, inviato dalla Direzione del giornale “Il Corriere della Sera” nell’Argentina, per investigare le vere condizioni della colonia italiana, in una serie di bellissime corrispondenze, dalle quali derivano molte mie reminiscenze e citazione, primo fra tutti coloro che, incaricati del medesimo mandato, si erano lasciati circuire e corrompere dai figli del paese, scrivendo meraviglie di quella Repubblica, osò dire il vero, rivelando le condizioni deplorevoli in cui erano abbandonati i nostri contadini, esposti alle frodi ed alle violenze dei proprietari ed all’arbitrio di una Giustizia venale, rivelando la corruzione dell’Amministrazione di quel Paese, che adesso, – questo fra parentesi – sembrerebbe avviato, una buona volta, in una savia politica di ravvedimento.
Oltrecchè saper di compiere opera patriottica, tentando di destare negli Italiani della Penisola un sentimento di nobile solidarietà in favore dei fratelli del Plata e di promuovere fra la opinione pubblica italiana e quella argentina quella cordiale intesa, che solo può stabilirsi fra due Nazioni quando si sono reciprocamente conosciute e nei loro pregi e nei loro difetti, io sapevo anche che il mio modesto libro poteva rispondere ad un altro scopo: quello di raccogliere quante notizie sui più disparati argomenti erano state scritte intorno all’Argentina ed alla emigrazione italiana e, con un lavoro paziente di analisi e di sintesi subordinato alle norme di un rigoroso metodo scientifico, sì nella ricerca, come nell’esame e nel controllo delle fonti, di presentare un tutto organicamente costituito e plasmato sopra un ordine di considerazioni soggettive, le quali non escludono tuttavia un esame obiettivo dei fatti, ma ne costituiscono invece una interpretazione individuale e originale.
Del resto i tempo corrono e, in breve volgere d’anni avvenimenti impreveduti o no incalzano senza tregua e danno talvolta una modificazione o meglio un orientamento nuovo al vivere sociale, quando le condizioni stesse della Società non sieno quelle che li determinano.
In ogni modo eventi grandi o piccoli si succedono ogni giorno e la società ad ogni istante trova fattori che la modificano.
Libri come il mio, sono di quelli che appena esposti al pubblico hanno un lieve pregio – sarà magari l’unico – che è quello di trattare di cose recenti: sono, come si usa dire oggidì, di “attualità”.
Avranno magari la vita di un mese, ma, al momento in cui escono, godono di una certa attrattiva, inquantochè, trattando le ultime vicende sociali di una data nazione o di più nazioni, presentano quella o quelle nelle condizioni in cui si trovavano ieri od oggi stesso.
Se dunque audacia fu la mia di trattare argomenti già da altri, ben più esperti di me, per l’innanzi studiati, tale audacia troverà, spero, presso il cortese lettore, una giustificazione che ne attenui la gravità, quando avrà compresso che io, altrochè tentare opera patriottica, ho voluto trar profitto della natura tutta propria dell’argomento la quale, metre lo renderà domani suscettibile di essere studiato da altri meglio che non sia stato da me, a me permise, dopo di aver ricapitolato l’opera di coloro che lo studiarono per lo innanzi, di prendere le mosse verso lo svolgimento di una sua parte nuova, sopra indagini ed osservazioni mie speciali.
Senonchè, per ottenere il mio scopo, ho dovuto sobbarcarmi ad un paziente lavoro di ricerca, di esame e di controllo delle fonti, nè le notizie scritte, quali si rilevano dai vari testi, potevano bastare alle mie investigazioni, come quelle che risultavano spesso contradditorie e talora fallacci o inverosimili; ma, per ottenere la piena sicurezza, sono stato costretto a ricorrere alle fonti orali, consultando persone che conoscono perfettamente l’Argentina per avervi a lungo dimorato o per avervi fatto fortuna, e così fu mia cura di ricorrere per speciali informazioni ad industriali italiani, propietarî di stabilimenti nell’Argentina, fra i quali debbo ricordare con animo grato, Antenore Beltrame, vicentino, che oggi è a capo di una vasta azienda in Cañada de Gomez, a professionisti, a impiegati, ad artigiani ed anche ad umili contadini che, meglio di tutti gli altri, hanno potuto conoscere il paese, per aver sperimentato direttamente, rimettendo del proprio, quel lontano regime politico-amministrativo.
Contuttociò io mi trovavo spesso in difficili condizioni perchè, mentre, seguendo rigorosamente la logica dei fatti, mi credevo condotto a stabilire un giudizio sicuro, a mio avviso, perchè basato sopra l’armonico accordo dei dati, un dubbio impreveduto, dovuto ad una nuova indagine, rovesciava il mio edificio e sconvolgeva i miei piani. Ho dovuto perciò procedere con grande cautela nel pericoloso lavoro dell’esame degli autori, reso edotto dall’esperienza delle difficoltà a cui conduce la leggerezza nella interpretazione delle fonti. Difficoltà maggiori le mie, inquantochè il mio argomento fu trattato, a differenza di molti altri, da parti interessate, le quali non si proponevano come mèta la verità, ma ritornavano sui soliti pregiudizî inveterati, quando la passione politica non avesse falsato arbitrariamente i fatti, per condurre artificiosamente a conclusioni prestabilite.
Ho voluto attingere alle fonti ufficiali dei Governi Sud-Americani, ma la poca serietà di quei Governi, non poteva rendermi sicuro dei dati da essi fornitimi. Sono ricorso, allora alle fonti orali, ho interrogato persone che conoscono bene l’Argentina, e forse è a loro che io devo i giudizî più equilibrati e più sicuri.
Prima però di por fine a questa prefazioni, desidero di porgere i sensi della mia più profonda riconoscenza a quelle illustri persone e a qulli spettabili Enti morali d’Italia e d’Oltreoceano, che con sentimenti elevati di patriottismo o benevoli di simpatia per la mia opera modesta, vollero degnarsi di sovvenirmi di preziosi suggerimenti e di sussidî bibliografici. Ed ora, fra gli argentini, vada il mio riconoscente saluto a Giovanni Alsina, direttore della Divisione d’Immigrazione, vada a Stanislao Zeballos, a Martin y Herrera professori illustri dell’Università di Buenos Aires, ed al gentile figlio di quest’ultimo, vada, fra gli italiani, a Domenico Tomba che continua a Mendoza, le belle tradizioni del rey del vino, a Giuseppe Pennesi dell’Univrsità di Padova, mio illustre maestro, a Luigi Bodio, ad Ausonio Franzoni, autore di pregevoli lavori a cui mi sono spesso informato, al console Romej di Bologna, ed, in special modo, alla patriottica Camera italiana di Commercio ed Arti di Buenos Aires, che mi onorò di un pregevole dono, inviandomi quel bellissimo volume al quale si sono ispirati varî scrittori italiani di cose economiche, del titolo: “Gli Italiani nell’Argentina”.
Mentre esprimo pubblicamente la mia riconoscenza a tutte queste egregie e cortesi persone che desidero segnalare alla pubblica lode, do fine a queste povere parole di proemio ed invito il gentile lettore a seguirmi.....   nelle mie peregrinazioni nell’Argentina.


L’Autore

Chiavenna, 1.° Marzo 1905

Dott. Giovanni Graziani. La emigrazione italiana nella Repubblica Argentina. Opera corredata da recentissimi dati statistici seguita da numerosi allegati e da ricca notizia bibliografica. Torino – Roma – Milano – Firenze – Napoli, Ditta G. B. Paravia e comp. (Figli di I. Vigliardi-Paravia), 1905.